Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

Alla morte non ho mai creduto

 

“Io alla morte non ho mai creduto”. Con queste parole David Ettinger, uno dei più importanti avvocati del Michigan, inizia a spiegare che cos’è la crioconservazione. Seduto al tavolo della sala d’aspetto del Cryonic Institute di Detroit, dove ci ha dato appuntamento, indica le foto appese alle pareti, che ritraggono le 117 persone che qui si sono fermate in attesa della vita immortale.

Aveva 11 anni David quando rilasciò la sua prima intervista alla TV americana, mentre suo padre Robert praticava il congelamento del primo uomo. Era l’inverno del 1967, in una piccola cittadina della California, e tra le lacrime per i veterani del Vietnam e le angosce della guerra fredda, una manciata di uomini che alcuni definivano visionari, e altri folli, metteva a punto una tecnica per sconfiggere la morte.

“Qui sono sospese le vite di tutti i miei familiari, dai miei nonni al gatto” racconta con un sorriso. “E un giorno anche io e mia moglie Connie ci uniremo a loro” dice, rivolgendo lo sguardo alla grande sala dove decine di cilindri bianchi sono disposti in file simmetriche. Dentro questi contenitori alti fino al soffitto, gli ospiti del Cryonic Institute attendono il risveglio, a testa in giù. Il cervello è infatti la parte più importante da proteggere, e se per qualsiasi ragione la temperatura dell’ azoto liquido nel quale sono immersi dovesse diminuire, la testa sarebbe l’ultima parte a subire dei danni.

Il fondamento della crioconservazione è abbastanza semplice sul piano teorico. Si tratta di congelare la vita fino a quando le scienze mediche non saranno in grado di curare la ragione che ci ha portato alla morte (clinica), fosse questa anche solo l’invecchiamento.

“Oggi il medico dichiara la morte del paziente quando ritiene che per le conoscenze che ha non ci sia più niente da fare” racconta David Ettinger, “ma negli anni questo limite della vita si è spostato sempre più avanti. Inoltre è certo che anche quando il paziente è clinicamente morto, le sue cellule continuano a vivere” spiega, motivando perché ha senso avviare il processo di crioconservazione immediatamente dopo la morte legale. “Pensate al trapianto degli organi. Espiantati da pazienti che la medicina dichiara morte, quelle parti di corpo continuano a vivere per ore. Oppure alla fecondazione in vitro, dove la vita viene congelata per tutto il tempo che sia necessario” spiega, con la leggerezza di chi dice cose scontate.

Seppur muovendosi in un terreno di supposizioni, per chi accoglie l’idea di vivere una seconda vita dopo la morte, si aprono campi di speranza sconfinata, che si rivelano un balsamo davanti all’incapacità di vivere il nostro tempo. E’ il caso di Elaine e di sua figlia Alice. Quarantacinque anni la madre, musicista e giramondo. Quattro anni e mezzo la figlia, capelli color carota, occhi grandi e un sorrisetto furbo. Sole nel loro appartamento di Phoenix, condividono ogni istante della loro vita e sognano insieme un tempo futuro nel quale l’uomo camminerà su Marte e loro potranno stare insieme, per sempre. “Non riesco ad immaginare una vita senza lei” racconta Elaine, osservando sua figlia Alice che gioca muovendo un robot nell’aria. “Per questo ho deciso di farmi crioconservare, per ritrovare mia figlia. Quest’idea mi dà tanta gioia, da riempire di forza, ogni giorno, anche questa vita”.

 

Cryonic Institute of Michigan, Detroit. Is the oldest center in the world, where Robert Ettinger, father of cryonic, did his first studies on cryopreservation. The storage of the bodies. @ Alberto Giuliani
Cryonic Institute of Michigan, Detroit. Is the oldest center in the world, where Robert Ettinger, father of cryonic, did his first studies on cryopreservation. The storage of the bodies. @ Alberto Giuliani